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PAGINA APERTA a cura della Pro-Loco di Cetona Tutti possono collaborare a questa pagina, inviando i propri testi al nostro indirizzo E-mail proloco@cetona.org
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Le polemiche dopo…
Il periodo di recessione economica non guarda in faccia, o meglio: si salva chi può. I numeri delle statistiche sono impietosi soprattutto quando è tempo di valutare le situazioni. In questo periodo i giornali anticipano la meteorologia dei flussi turistici, di quanti andranno o rinunceranno alle agognate vacanze estive. Gli operatori del settore sono pronti ad adeguarsi alla situazione. Probabilmente si lamenteranno comunque anche se la flessione rientrerà nei parametri fisiologici e nonostante molti italiani faranno debiti pur di “stravaccarsi” lungo le rinomate spiagge tirreniche o adriatiche. Chi scrive non è un analista ne un policy-makers, che può suggerire strategie per attuare lo sviluppo del territorio in chiave economica, ma semplicemente un Presidente della Pro Loco di uno dei non tanti paesi dell’entroterra toscano appena fuori dalle principali direttrici stradali e ferroviarie. Coloro che percorrono queste direttrici, soprattutto nel periodo estivo, non contraddicono mai l’assunto che la “bellezza sta nell’occhio di chi guarda”. Ecco che allora quegli strani cartelli dalle giuste dimensioni appesi all’ingresso di Cetona sono il segnale del punto di arrivo da parte di coloro che di quella “bellezza” ne hanno fatto una scelta di vita. In altre parole siamo dei privilegiati: Cetona appartiene ai “Borghi più belli d’Italia” ed ha la Bandiera Arancione, il marchio destinato alle località che soddisfano criteri di analisi connessi allo sviluppo di un turismo di qualità, che tende a valorizzare il patrimonio culturale e ambientale, la cultura dell’ospitalità, la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici. Senza rendercene conto abbiamo superato l’esame con tanto di visita anonima in loco per ottenere delle ottime referenze sui fattori di attrazione turistica (particolarità storiche, culturali e ambientali, prodotti tipici enogastronomici e artigianali); l’accoglienza (servizi di informazione turistica, segnaletica, accessibilità al luogo, frequenza dei mezzi di trasporto, possibilità di spostamenti interni); sostenibilità e qualità ambientale (verde, acqua, aria, energia, rumore, rifiuti); valutazione qualitativa (immagine e atmosfera della località, arredo urbano, ospitalità e cordialità, tradizioni); servizi ricettivi e complementari (alberghi, ostelli, agriturismi, B&B, ristoranti e locande). Abbiamo superato tutto questo esame così complesso e attribuiamo a “noi stessi” le cause di una crisi economica locale? Ma per cortesia! Vediamo di tener lustro e ben in vista l’attestato che ci distingue e concentriamoci su quello che è nostro dovere. Le nostre locande, osterie, ristoranti, agriturismi, bar e negozi sono la dimostrazione, insieme all’ambiente, di quell’Italia minore che rappresenta al meglio i segni indelebili del luogo incontaminato dallo sviluppo selvaggio e dalla modernità a tutti i costi. Ci sono milioni di persone che percorrono l’Europa per trovare quelle atmosfere, quegli odori e quei sapori che fanno diventare “realtà” la tipicità di un modello di vita che vale la pena di “gustare” con tutti i sensi. Vogliamo deludere gli avventori (pochi o tanti) che raggiungeranno Cetona? Massimo Mercanti
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Resistere, resistere, resistere…
Negli anni ’80 in seno alla maggioranza del Consiglio Comunale di Cetona c’era un assessore in età avanzata, non privo di esperienza politico-amministrativa, che nelle sedute consiliari, dopo aver ascoltato gli interventi all’ordine del giorno, se ne usciva con una battuta che non veniva mai messa a verbale: “mi è preso freddo ai piedi…arriviamo al sodo!”. Scommetto che a distanza di anni, se fosse ancora seduto nella Sala Consiliare del Comune di Cetona, dopo aver ascoltato l’intervento del capogruppo di minoranza su quello che di recente è diventato un esposto al Ministro delle Infrastrutture, al Prefetto di Siena e al Procuratore della Repubblica di Montepulciano, il nostro Amministratore non avrebbe deluso le attese…e la battuta ancora una volta, seppur su cose serie, sarebbe risuonata nelle volte affrescate tra le risate degli astanti. Per la cronaca, sto parlando della “pericolosa situazione venutasi a creare” a seguito della nuova regolamentazione del traffico (istituita nel 2005 sic!) in accesso al Centro storico di Cetona dopo che Piazza Garibaldi, con la nuova pavimentazione, è divenuta isola pedonale. Dopo le soluzioni sperimentali, allo stato delle cose, chi entra in Piazza Garibaldi pensa di essere in un fumetto con tutti i cartelli di avviso per chi incautamente si avvicina al famoso deposito di Zio Paperone. Pertanto dopo una serie di cartelli indicanti l’isola pedonale ecco le frecce che dettano il percorso da seguire per il centro storico. Basta alzare lo sguardo per vedere che il limite di velocità è ridotto a 5 km/h per il “pericoloso” doppio senso di circolazione e che l’accesso è interdetto ai carichi superiori a 2,5 tonnellate i quali (per necessità di lavoro e dei commercianti presenti sulla Piazza) possono transitare direttamente per Piazza Garibaldi nelle previste fasce orarie. Sui due lati corti del lungo rettangolo della Piazza ci sono i 5+4 posteggi a orario (oltre ai 4+4 di Piazza S. Michele Arcangelo e Piazza Balestrieri) per gli irriducibili avventori (dei soli bar?) che andrebbero in auto anche al gabinetto pur di rendersi la vita facile, dopo che magari sono stati vessati e umiliati come cittadini e automobilisti in altri paesi e città (ammesso che con i loro SUV o berline si siano avventurati lungo i centri più o meno storici limitrofi a Cetona). Dove sta quindi il problema? Nella ristrettezza stradale in alcuni punti del percorso che mette a rischio l’incolumità dei pedoni o gli specchietti degli stessi automobilisti? Da sempre chi transita verso via Ricasoli, nella parte alta del paese, ad intasare con le auto (poche o molte che siano) la piazzetta della Collegiata mette a repentaglio l’altrui incolumità. Mettiamo dei semafori così con il gioco di luci potremmo ravvivare le ombre del luogo. Battute a parte, in realtà il problema è che nella qualsivoglia “ristrettezza” non si vuol comprendere, e quindi accettare, che Piazza Garibaldi non può tornare ad essere il parcheggio permanente di molti cetonesi ma soprattutto dei commercianti in “crisi” (le cui cause sono da ricercare in ben altre problematiche) che vorrebbero veder ancora transitare e fermare le auto davanti al proprio negozio. Il problema è che a Cetona si fanno troppe chiacchiere da bar (dall’alba a notte inoltrata) e dove nella sede adeguata non si avanzano serie proposte ma solo “proteste formali” (quando ci si presta ad essere usati come opposizione) senza aver a cuore o conoscenza delle vere esigenze e problematiche del luogo. I centri storici di paesi medievali e arroccati sulle colline presentano di per sé difficoltà oggettive di adeguamento alle moderne esigenze viarie. Per quello di Cetona l’Amministrazione Comunale sta dando delle risposte e soluzioni tra mille difficoltà, per ultimo, con la prossima costruzione di un parcheggio multipiano di oltre 3 milioni di euro. Basta e avanza anche per chi pur non avendo “freddo ai piedi” fa calare il gelo su chiunque abbia un minimo di responsabilità e veramente a cuore le sorti di questo paese. Massimo Mercanti
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Questione di tempi…ferroviari
Mettiamola così: la linea
ferroviaria Alta Velocità Napoli-Roma-Firenze-Bologna-Milano quando sarà a
regime non potrà tener conto delle stazioni intermedie come quella di Orte,
Orvieto, Chiusi e Arezzo. Se ci limitiamo alla nostra zona, chi proviene
dal sud per fare le cure termali a Chianciano o dal nord per scoprire una
toscana “minore” sempre più apprezzata, dovrà scendere dai treni EuroStar
a
Massimo Mercanti
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Fausta
Ottolini: un messaggio artistico che illumina…
Massimo Mercanti
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Comunità Montana del Cetona: e l’ultimo chiuda la
porta… E
così Agostino Fragai, l’assessore regionale alle Riforme
istituzionali ed al rapporto con gli Enti locali, ce l’ha fatta! Entro
il prossimo 30 giugno la Regione Toscana dovrà approvare il disegno di
legge che prevede il taglio di sei comunità montane tra le quali quella
del Cetona. A fare compagnia nell’operazione chirurgico-politica
saranno quelle dell’Alta Versilia, dell’Arcipelago Toscano,
dell’Area Lucchese, di Nel frattempo i numeri ci dicono che la soppressione delle sei comunità montane determina un risparmio di 2.657.229 euro, cifra pari all’incirca a quella delle spese correnti anno 2006 della sola Comunità Montana del Cetona. Altri 410 mila euro arriveranno dal taglio degli assessori: 41 in meno, su 83, nelle quattordici comunità montane che rimarranno. Saranno spesi meno soldi anche per le indennità, già dimezzate all’inizio dell’anno dalla Finanziaria e ora ridotte di un altro 5% dalla Regione: l’ulteriore risparmio stimato viaggia attorno ai 32 mila euro. Il taglio dei consiglieri permetterà infine di risparmiare almeno altri 16.424 euro. «Abbiamo deciso di ridurre le comunità montane – spiega l’assessore - ma abbiamo anche offerto ai territori esclusi la possibilità di mettersi insieme e superare la tradizionale tendenza al campanilismo: lo abbiamo fatto con le unioni di Comuni, che, dove nasceranno, potranno svolgere anche quelle funzioni regionali oggi delegate alle Comunità montane che scompaiono. Abbiamo rafforzato il ruolo dei sindaci negli organi di governo. Abbiamo mantenuto i benefici per aziende e cittadini». Adesso resta solo da vedere se l’unione dei comuni intesa come “tendenza” sia una scelta sostenibile per chi era abituato ad esercitare in forma associata molti servizi comunali come antincendi boschivi, patrimonio archeologico all'interno di un'area fra le più belle d'Italia, ricchissima di emergenze storiche, paesaggistiche e naturalistiche. Nella spesa corrente (tra i costi non superflui) della Comunità Montana del Cetona c’era quello di conservare l'ambiente, ma anche quello di rendere partecipi alla sua tutela tutti coloro che fruiscono di questa fondamentale risorsa. Nella futura “tendenza” sarà ancora cosi?
Massimo Mercanti
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Una magra consolazione cetonese Di solito le brutte notizie, quando non ti svegli all’improvviso dentro il dramma, te le comunicano al telefono, in un giorno qualsiasi, in un momento in cui sei altrove e spensierato rispetto all’ineluttabile. La notizia che un conoscente si è tolto la vita colpisce e resti lì con la cornetta del telefono appesa al silenzio, prima di chiedere ulteriori spiegazioni del come, del quando e del perché. Non è una notizia letta di sfuggita sul giornale che parla di persone a te sconosciute e che rimandano alle statistiche, alle motivazioni più svariate. Quello che ti comunicano al telefono riguarda persone conosciute, che magari il giorno prima hai incontrato per strada, erano sedute accanto a te al bar, che ti hanno salutato come succede da sempre, perché vivi nello stesso paese, hai condiviso interessi comuni, hobby, momenti di vita familiare in vacanza al mare. I drammi personali ti vivono accanto ma per motivi più svariati non li condividi, li allontani o fai finta di nulla. Poco importa se questo si chiama ipocrisia, egoismo, menefreghismo, indifferenza o hai l'alibi del rispetto altrui. Ti astieni e fai i fatti propri, che bastano e avanzano, e vivi come se il dramma individuale di quelli che ti stanno accanto non ti appartenesse in qualche modo. Poi succede che a tua volta dai la triste notizia a un tuo conoscente e l’altro ti risponde con poche e semplici parole: “…viene da pensare alle cose che si potevano dire, o si potevano fare, per lui come per tanti altri. O forse non si poteva fare nulla, ed è solo una consolazione per chi resta poter dire di aver provato a capire... “
Massimo Mercanti
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Banca Valdichiana e Opinion leaders a confronto
Si può pensare che dopo cent’anni di solido lavoro tutto ciò non sia di particolare rilevanza? Massimo Mercanti
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Amarcord e… chatto con Silvestro Quelli della mia generazione non vestivano alla marinara. Lo schierarsi politicamente era d’obbligo. Guai a chi non era di “Destra” o di “Sinistra”, il “Centro” era il luogo ideale per un pugno in testa. Da giovani non frequentavamo l’azione cattolica ma tutti i giorni eravamo nello studio del parroco dove in un rapporto alla Don Milani, i temi come esistenza, singolarità, possibilità, gli stadi della vita, il concetto dell’angoscia e le briciole di filosofia, l’apprendevamo sfogliando i libri di Kierkegaard e di Marcuse. Niente salsicce alla brace o fiere di beneficenza, l’aspetto ludico si consumava la domenica pomeriggio nella sala parrocchiale con le pellicole della San Paolo Film, che in una sorta di Nuovo Cinema Paradiso, ci raccontavano in bianco e nero “Il posto delle fragole” e altri luoghi nordici di un noto regista svedese.
All’alba della rete “Internet” ci collegammo con i portali più lontani. Se volevi provare l’ebbrezza del cibernauta dovevi collegarti con Cagliari, Roma o Milano e le bollette telefoniche diventarono più salate. Avevamo vissuto il territorio con le sue sedi politiche, culturali e ricreative, ciclostilato volantini e scritto insulti sui giornali murali. Ci ritrovammo nelle stanze asettiche di una chat line per digitalizzare le frustrazioni della nostra vita. Fu come un armistizio con il Grande Fratello fino a quando nell’età della consapevolezza ci siamo accorti che i nostri figli avevano pensato bene di emulare i loro padri, bruciando senza rimpianti o sensi di colpa quelle emozioni che prima si vivevano in lunghe stagioni. E così i nostri replicanti confusero il virtuale con il reale e furono molti i tentativi per supplire alle carenze comunicative. Alla velocità dei mutamenti epocali corrispose l’adeguamento del quoziente intellettivo. Così molti finirono su You Tube o a far le cubiste, un modo come un altro per urlare al mondo “mi vedi quindi esisto” confermando di fatto la contraddizione del secondo millennio: il riferimento ideale è come il coraggio, se non ce l’hai non te lo puoi dare. E’ stato così che di nuovo altri giovani sono diventati adulti e troppo poco seriosi. A “padroneggiare il proprio tempo” è rimasto l’incubo del precariato, il bello tra le donne, i desideri di una velina, il sondaggio politico, solo cronaca e tanta noia. Tutto il resto, prima e dopo, è solo conseguenza.
Massimo Mercanti
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A proposito di cani e gatti… Le
statistiche dicono che in Italia siano 2.831 i comuni a rischio
estinzione, concentrati per lo più in aree montane, con un’economia e
una densità demografica basse e un patrimonio immobiliare deprezzato,
spesso abbandonato.
Tuttavia chi arriva a Cetona entrando dalla piazza principale può pensare di essere arrivato in un paese fantasma, dove a far da padrone ci sono alcuni gatti, grigi e neri, a giocherellare con le foglie trascinate dal vento. Proprio quelli che la delibera comunale del 2001 li ha abituati al rispetto dell’ambiente e sono l’attrattiva della gente. Se poi si arriva la sera, peggio ancora, qualcuno può pensare che lupi e cinghiali abbiano banchettato con i resti della popolazione. Come nei filmacci americani: alcuni fuoristrada con gli sportelli semi aperti, le botteghe con le serrande abbassate, una flebile e sobria illuminazione concentrata sul vuoto, i neon dei bar ridotti a lumini. E la gente? Sono tutti lì, di preciso non si sa dove e cosa fa, ma ci sono. Si direbbe un’immagine da brivido ma per chi frequenta o abita in Cetona è la fotografia istantanea di una realtà che va dal periodo autunnale all’inizio di quello estivo nell’anno successivo. A parte i brevi sussulti di fine anno, il paese sembra rintanato in se stesso per un lungo letargo. Poi con la tarda primavera tutto si rianima, o almeno qualcosa torna a germogliare. Stanno per arrivare gli ospiti, occorre riordinare le stanze buone per l’accoglienza. Ecco che allora le varie Associazioni entrano in fibrillazione con programmi e iniziative, gli operatori commerciali lustrano i tavoli dei bar e dei ristoranti. Gli agriturismi e locandieri navigano sul web per far conoscere i loro “siti” nostrani. Ceramisti e fornai raddoppiano le dosi nell’impasto, artigiani e commercianti rumoreggiano nell’allestimento dei locali. I marciapiedi si rianimano come non mai. Questa è Cetona con i suoi 2882 o 2920 abitanti, 1712 abitazioni con 1175 famiglie anagrafiche, 1740 autovetture, 216 autocarri, 207 motocicli e 6 autobus. Con le sue 325 imprese attive di cui 105 artigiane. Con il suo Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona e il Parco Archeologico Naturalistico di Belverde. Una Biblioteca Comunale con un patrimonio librario di oltre 32.500 volumi di tutto rispetto e una superba Casa di Riposo con circa 50 posti letto. Tutto ciò può rappresentare un declino, un rischio estinzione se dai retta ai commenti di coloro che somatizzano una crisi strisciante nel magma dei segni esistenziali: quelli cupi e assordanti del vivere sociale, la poca consapevolezza del “si può fare”. Viene da chiedersi chi ha scolpito sulla pietra dello stipite di un antico portale cetonese “fai oggi quello che potresti fare domani e bene”. Di certo qualcuno che aveva capito tutto! Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo…il senza fretta. Può consolare se guardandosi intorno è così più o meno “dappertutto”?
Massimo
Mercanti
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Le
Urla dalla foiba
Il
10 febbraio scorso (nel giorno della memoria) il motore di ricerca Google News
Alert, impostato sul nome di Cetona, mi ha restituito una notizia lasciandomi
esterrefatto per il contenuto di quanto riportato su di un libro: LA
FOIBA DELLA VAL D’ORCIA (Ma.Ro. editore, costo 18 euro).
In
verità dopo la gratuita violenza perpetrata dai tedeschi e fascisti nel
territorio cetonese (ricordo i caduti a “la Formica”) non mi aspettavo che
altre pagine orrende della Storia italiana del Novecento, riguardassero ancora
questi luoghi e facessero luce su laceranti e dolorosi fatti. Ho letto il libro
con l’avidità di recuperare sull’ignoranza della cronaca di quel misfatto,
calandomi anche nei panni di colui che li ha descritti, rilevando che la
documentazione processuale e giornalistica del tempo, con la quale viene
“obbiettivamente” ricostruita quella vicenda, lascia poco spazio alle
interpretazioni. Forse è vero che le Storie efferate che travolsero l’Italia
durante il conflitto della grande guerra le abbiamo apprese solo dalla parte di
chi vinse. Tuttavia, pur nel rispetto delle persone che hanno subito delle
ingiustizie, occorre fare attenzione, non per evidenziare una distinzione bensì
per trovare una correlazione. I fatti raccontati nel libro si riferiscono alla
Resistenza e non a quello che accadde ai fascisti dopo il crollo della
Repubblica sociale italiana, le cui vicende (secondo i libri di Giampaolo Pansa)
sembrano avvolte in un velo di reticenza e di silenzi imbarazzati. Nel caso in
questione il contesto in cui si sono svolti i fatti sul Monte Cetona è il
teatro del “durante” la guerra, con le sue atrocità (in numero senza
confronti superiore ad altri misfatti) nella logica omicida dei nazisti e dei
loro collaboratori repubblichini, sul quale la Resistenza, con la lotta
partigiana, ha rappresentato inequivocabilmente una straordinaria vicenda
civile, i cui effetti, tra le parti in conflitto, non possono che aver
rappresentato la gravità delle conseguenze.
Nell’introduzione
al libro si legge che i cinque uccisi “avevano
la sola colpa di appartenere alla Repubblica Sociale Italiana”. I
partigiani decisero di ucciderli perché rappresentavano un ostacolo al loro
desiderio di andare, ciascuno, a trascorrere la Pasqua a casa, dovendo,
altrimenti, rimanere, almeno alcuni, sul posto a vigilare che non scappassero
… Compiuto l’eccidio i partigiani, non avendo più l’obbligo di custodire
i prigionieri, potevano finalmente, e senza rimorsi di coscienza, recarsi dalle
famiglie per trascorrere con loro la Pasqua a casa.”
Che
dire, se non condividere quella “rabbia e molta indignazione” provata
dall’autore del libro dopo oltre sessant’anni da quel doloroso episodio. Che
dire su quella rabbia “nell’aver dovuto sopportare la presenza dei
responsabili di un tale crimine, in piena libertà, durante i lunghi 39 giorni
che durò il processo…” della “rabbia nel saperli liberi anche dopo che
furono condannati da quella stessa Corte di Assise; rabbia e indignazione perché
furono, poi, definitivamente amnistiati con la dichiarazione che un tale,
efferato crimine costituiva “fatto di guerra”? La condivisione è sul
medesimo fronte sebbene la gente colpita sia su barricate diverse.
Nella
condivisione della “rabbia” mi fermo qui chiedendomi, dal mio punto di vista
e sulle parole del Presidente della Repubblica, se mai riusciremo ad andare
verso quel “senso del riconoscimento della verità storica che è il
fondamento per ogni processo ulteriore di avanzamento e riconciliazione” in
questo caso tra italiani e non solo.
La
pubblicazione di questo libro è uno dei tanti contributi alla conoscenza della
“verità storica”. Ho trovato pregnante un passo della Corte di cassazione
che aldilà del linguaggio prosaico e dei freddi articoli di legge, ritenne
“quella causale” della Pasqua “davvero seria se posta in rapporto, come deve esserlo, alle circostanze
umane ed ambientali.” “Quando,
come nel caso, una diminuzione del senso umano si associa ad un sentimento di
odio e ad un bisogno egoistico da soddisfare, qualunque delitto è reso
possibile e qualunque scintilla è sufficiente a provocare l’incendio.”
Un giudizio che può lasciare perplessi ma pone davvero poco spazio sul che
fare. Vale la pena ricordare quello che ebbe a dire in quel tragico contesto
ormai lontano, uno dei tanti protagonisti delle Brigate Simar, il partigiano
cetonese Renato Fabietti: “…nel sussulto che aveva lasciato gli uomini
smarriti, un filo s’era spezzato. Bisognava trovare i due capi e
ricongiungerli per rappez-zare. E credi che riusciremo a rappezzare? Forse
l’importante è che non si torni più indietro!”.
Massimo Mercanti
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Felice
anno dall’isola dei famosi
Scoperta dal mondo dei media nazionali, Cetona fu soprannominata la piccola Hollywood in quanto fin dagli anni ’70, trascinati da un noto press agent, approdarono nell’isola felice toscana alcuni personaggi del mondo del cinema come Gianna Serra, Giuliano Gemma, Giovanna Ralli e Philippe Leroy. Poi negli anni successivi ci fu un avvicendamento considerevole e le cronache del tempo non hanno fatto altro che aggiungere ai nomi degli illustri divi cinematografici altri nomi altisonanti del mondo giornalistico e intellettuale, fino a registrare noti volti del mondo aristocratico, politico ed economico. A seconda delle tendenze ovviamente il soprannome affibbiato a Cetona cambiò in “piccola polis”, “Repubblica dei Vip” e luogo di “buen ritiro”. Per non far torto a qualcuno dei banchieri, finanzieri, imprenditori, scienziati, studiosi e giornalisti è meglio non riportare il lungo elenco dei personaggi che hanno dato lustro a Cetona. Uno per tutti, ai tempi della vicedirezione della Banca d’Italia, quando i “bamboccioni” erano ancora in fasce, Tommaso Padoa Schioppa. Tra i tanti altri, quelli che di certo non vi torneranno più sono Felice Ippolito, Umberto Agnelli e l’armatore Antonio D’Amico.
La
domenica mattina, all'uscita dalla messa, era possibile domandarsi se alle
migliaia di operai cassintegrati della Fiat era mai successo di poter scambiare
un "segno di pace" con il loro odiato Amministratore Delegato del
tempo. Eppure anche lui, dall'alto del suo potere, lo trovavi a far la fila nel
negozio di alimentari confuso tra la semplicità delle massaie cetonesi. Forse a
urlare insieme a tutti i cetonesi "piove...governo ladro!" fu anche
lui, il dottor Cesare Romiti, quando a bordo della sua Land Rover, a causa del
fango accumulato per le piogge abbondanti, l'auto sbandò finendo contro il
muro della sua villa cetonese. Ma la sua presenza e lo stile che lo ha sempre Ma in tutto questo i cetonesi? Veramente ci sarebbe da dire e da scrivere di questo paese e dei suoi abitanti, se non fosse che i più si sono accontentati in questi anni di attizzare il fuoco tra una sagra e l’altra, nel difficile tentativo di misurare la coerenza tra atteggiamenti e comportamenti, tra la “teoria dichiarata”, che esprime valori, credenze e atteggiamenti, e la “teoria in uso”, quella che ancora seguono nella realtà di tutti i giorni. Spesso si sono verificate delle divergenze significative tra le due teorie, di cui talvolta non sono stati pienamente consapevoli. Ma è forse questo il motivo “vero” per il quale sono approdati su quest’isola felice i tanti personaggi affascinati. A tutti loro, ai “selvaggi tra i selvaggi”, un Felice Anno Nuovo. 31 Dicembre 2007 Massimo Mercanti
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CETONESITA’ Guai a fare dell’ironia se non hai la consapevolezza del destinatario! Me lo aveva detto la professoressa di lettere durante i miei studi all’istituto tecnico (pensa te!…) all’epoca in cui immaginavo di poter scrivere al massimo un diario segreto. Invece per una sorta di meccanismo innescato proprio dal senso del rispetto per le persone e delle istituzioni che promuovono alcune iniziative, con il mio intervento pubblico sulle celebrazioni del bicentenario della nascita di Garibaldi ho suscitato clamore permettendomi di “criticare” (sulla sottile linea di demarcazione tra satira, umorismo e…. diffamazione) una particolare forma di “snobismo”. Quella consuetudine che da parte di chi la pratica, nel tentativo di traslare i contenuti in un dominio esclusivo, non rifiuta il discorso di “massa”, ma tende a scegliere gli argomenti più “adatti” per la platea di pubblico, svuotandoli di significati pregnanti per poi defilarsi il prima possibile. La prevedibile reazione suscitata dalla pubblicazione dell’articolo è stata un sollevar di scudi con conseguente “interrogativo” sul significato che avrebbe sotteso una ironica battuta a proposito di “certe omissioni”. Viene da chiedersi se il tono interrogativo è meglio di quello intimidatorio.
Meno male che il 2007 ha visto
Cetona, nelle sue componenti istituzionali e
culturali, promuovere una serie di iniziative volte proprio a esaltare e a
valorizzare gli elementi storici e culturali
che stanno alla base della nostra “cetonesità”
e l’intento principale è stato quello di dar voce ad aspetti culturali,
restituendoli però al loro significato più alto, attraverso i contributi di
alcuni cetonesi, le testimonianze degli studiosi, degli artisti, di
collezionisti, degli scrittori, dei giornalisti, di esponenti del mondo
accademico e delle istituzioni. Mi riferisco in primo luogo alla celebrazione
del cinquecentenario della nascita di Luca Contile,
illustre concittadino, senza per nulla dimenticare la pubblicazione e ristampa del libro Cetona
Ricordi per il futuro che ha suscitato tra la popolazione largo consenso ed
emozione. Sullo scoglio di Quarto devo fare ammenda per non essere stato all’altezza della situazione, in primo luogo come cittadino (le cui aspettative erano evidentemente ben altre) e in subordine nella qualità di conoscitore di alcune forme di comunicazione. Pazienza. Come nei tempi antichi succedeva anche da queste parti, sopporterò come reo di stare nella pubblica piazza nei dì di festa con le braccia bloccate in un giogo, con una candela in testa od in mano un cartello indicante il reato commesso. Prima però mi sia permesso di aggiungere che il riferimento alla “bandiera di Garibaldi”, che potrà essere sembrato un gratuito esercizio di stile (che riesce davvero meglio quando si ha la consapevolezza del destinatario) conteneva un’intenzione comunicativa non risultata abbastanza chiara: l’ironia sul non aver messo in mostra, almeno per l’occasione del bicentenario, quel prezioso cimelio custodito gelosamente in una stanza del palazzo comunale. E’ proprio vero che “l’Umorismo è l’arma dei disarmati”
Novembre 2007
Massimo Mercanti
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Garibaldi e certe omissioni nel bicentenario della sua nascita
Per due volte Garibaldi è passato per Cetona, nel 1849 e nel 1867 ed è per questo che i cetonesi entusiasmati dal tricolore gli hanno intitolato l’unica Piazza “grande” del paese. Il 27 Agosto 1867 i cetonesi gli prepararono una festa popolare come si conviene con tanto di banchetto e dodici bellissime donzelle ad omaggiare Teresita, la figlia di Garibaldi, con un ricco mazzo di fiori. Dalla loggia della casa Terrosi dove Garibaldi era stato alloggiato, il Condottiero arringò la folla ringraziando i cetonesi che nel ’49 avevano fatto di tutto per aiutarlo. Una “fanatica” del tempo, certa Rossi Massimina, presentò al Generale una piccola bandiera logora dal tempo e dalle palle nemiche che Garibaldi aveva lasciato nel ’49 ai cetonesi e gli disse: “Ricordatevi, o Generale…questa bandiera da quella porta che uscì, a Roma ritornerà” [1]
Peccato che il conferenziere non abbia
ricordato al pubblico l’aneddoto e che la piccola bandiera di cui si
parla è stata per tanti anni conservata in una bacheca nella Sala
Consigliare del municipio. Forse il non citare l’episodio ha evitato
la domanda sul che fine avesse fatto. Ma questa è un’altra storia.
Come quella raccontata dal Belluzzi nel ricordo di un’accoglienza
indimenticabile nel precedente passaggio del 17 luglio 1849. Rassicurato
dai suoi, mandati in avanscoperta, Garibaldi si presentò sulla piazza
del paese con tutti i suoi cavalli, fanti,
artiglieri con un piccolo cannone, somigeri, bagagli, carri e buoi,
insomma con tutto il piccolo esercito garibaldino. Il nobile Pietro
Terrosi “…convitò nelle belle sale del suo palazzo Garibaldi,
Anita, Ciceruacchio, Ugo Bassi e parecchi ufficiali dello Stato Maggiore
mentre le ordinanze e gli inservienti si affaccendavano nei giardini e
nel magnifico parco senza che nessuno osasse di toccare alcun fiore
senza che ne avesse ottenuto il permesso”. Quella volta Anita e
Garibaldi erano stati ospiti del Gonfaloniere Rodolfo Gigli e qui il
noto conferenziere non ha potuto evitare di raccontarlo considerato che
una lapide ricorda questa
Massimo Mercanti [1] Da un rapporto di polizia cit. da G.Grassini o.c. pag. 108)
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L'attimo fuggente
Dopo i libri “Notizie e Documenti sulla Storia di Cetona” del Corticelli, pubblicato nel 1926, e quello di Piero Grassini “Cetona e il suo ambiente” pubblicato nel 1971, quello di Angelo Molaioli “Cetona ricordi per il futuro” è il terzo significativo libro che racconta Cetona nelle sue “...storie, di immagini e di ricordi…”. La cronaca dell’avvenimento è nell’interesse riscontrato dalle numerose persone intervenute che hanno gremito l’ex Chiesa dell’Annunziata sabato 10 dicembre alla presentazione del libro. Il successo è stato manifestato dal grande numero di copie, pubblicate su iniziativa della Fondazione Balestrieri con il patrocinio del Comune di Cetona, andate rapidamente a ruba. Un libro “giusto” che in qualità di cronisti non staremo qui a illustrare tanta è la gradevolezza nello sfogliare le sue pagine scoprendone la preziosità. Ma come “cetonesi doc” corre l’obbligo commentare brevemente le emozioni che questo libro ha suscitato. C’è un filo conduttore che a distanza di anni unisce questi tre libri su Cetona. Le motivazioni sul “perché” delle loro pubblicazioni espresse proprio nelle pagine delle prefazioni. Quella che compare sul libro del Corticelli, scritta all’epoca da Ettore Fabietti, dal cui testo, molti anni più tardi, nel dicembre 2000, la Banca Valdichiana ne ha tratto motivo per la ristampa: “Per filiale affezione – così scriveva Ettore Fabietti nella presentazione al volume – …Carlo Corticelli pone mano e mente all’opera di ricercare con cura i documenti e le notizie che hanno costruito la storia di Cetona, li raccoglie poi in volume per evitare dispersioni e dimenticanze – “oblio”- scrive Fabietti, che è destino peggiore” – per consegnarli poi, amorevolmente, a quanti hanno a cuore le vicende di questo paese.” L’autorevole introduzione di Angela Bianchini “rimasta la stessa” come ci dirà molti anni dopo Silvia Agati Renato nella premessa alla nuova edizione della guida storica del Grassini, “perché riflette con grande sensibilità il momento iniziale della scoperta di Cetona da parte dei cosiddetti “forestieri” e come tale ha quindi ancora oggi valore di testimonianza”. Per arrivare all’odierna prefazione di Paolo Franchi sul rischio “…di smarrire il senso del proprio passato e del rapporto tra questo, il suo presente e il suo futuro.” Quindi tre libri che danno motivo di riflessione fin dalle loro prefazioni le quali forse necessitavano già a suo tempo di un dibattito “interno alla comunità”, mai avvenuto fuori da quegli schemi tradizionali “della politica”, ma che dopo l’ultimo, si direbbe accorato sollecito, si rende urgente. Si, è vero, sfogliare questo libro e lasciarsi andare alle emozioni accavallando ricordi su ricordi magari sorridendo per quella sensazione provata di “come eravamo” è un gesto ovvio, scontato. La foto emblematica di “Lui, lei il somaro e Cetona sullo sfondo” è l’icona giusta dell’attimo prima degli albori della grande trasformazione. I nostri Audrey Hepburn e Gregory Peck in un film più realista di vacanze romane. Tuttavia guardando queste foto, Angelo Molaioli ci dice anche che sono documenti eccezionali se li sai “leggere”, e non è un caso che dietro questa indicazione tornano in mente le analogie, le verità non dette ma sottese per quel senso di profondo rispetto che si ha per gli altri e che può diventare timore di essere fraintesi. Come non vedere l’analogia con un altro bellissimo lavoro di Angelo Molaioli “la Storia delle tessere del PSI”, un secolo di socialismo italiano nelle immagini delle tessere di adesione al partito. Ecco! Angelo Molaioli come nel suo precedente lavoro con questo libro su Cetona ci restituisce, ci evidenzia una documentazione “non fredda e formale” ma carica di emotività, di vita vissuta. Anche in quella come in questa documentazione affiorano dei messaggi importanti. E’ azzardato pensare che Angelo Molaioli abbia voluto dirci (come per le allegorie di Walter Crane in quella tessera del 1911) che in queste foto d’epoca che raccontano Cetona “c’è una carica di cambiamento, di riforme sociali e nello stesso tempo un ritorno ad un passato di sogno ed un rifiuto del presente, tempo di sofferenze e di sventure sociali, quasi un legame diretto tra passato e avvenire, una nostalgia per la società di un tempo e una speranza per il futuro?. Ebbene, i volti delle persone di queste foto, “i tanti attimi fuggenti” sia di quelle persone disciplinate in posa sulla piazza di Cetona, che nei ritratti di autorevoli personaggi, tutti i volti di questi Cetonesi, rappresentano un tempo che ha in sé un comune denominatore: la semplicità assoluta di una propria identità e considerazione di sé, in un contesto di difficile comune progresso economico e civile. Sembra quasi che con quello scatto il fotografo dell’epoca abbia voluto restituire la parte migliore di loro stessi. C’è una sorta di “fratellanza”, come ci dicono altrettanti autorevoli scrittori descrivendo la cara Italia di una volta, che vedeva quelle persone impegnate in un senso di responsabilità nel tramandare a noi quello che di buono vi era in loro. Alla luce del progresso, di una avvenuta emancipazione, di un avvenuto riscatto viene da chiedersi quali commenti potranno fare i nostri pronipoti quando qualcuno farà loro conoscere le nostre foto di gruppo, le tante immagini di questo odierno sociale, e quelle, di questo, per certi aspetti caratteristico paese di Cetona. L’invito è quello di “guardarci” nel passato, come eravamo, e nel presente, per capire se riusciamo a mantenere “una identità sociale”, se riusciamo a utilizzare al meglio o in modo ottimale, quelle potenzialità che quell’identità sociale, la nostra identità sociale di Cetonesi, aveva in se. Forse è questo l’invito che oggi ci fa Angelo Molaioli e di questo c’è solo da ringraziarlo seguendo il suo consiglio. Cetona 10 dicembre 2005 Massimo Mercanti
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