PAGINA APERTA

a cura della Pro-Loco di Cetona

Tutti possono collaborare a questa pagina, inviando i propri testi al  nostro indirizzo      

E-mail     proloco@cetona.org

 

 

Nota di redazione....

Alcuni articoli su tematiche che non riguardano direttamente questa Pro Loco, attinenti alla vita sociale e politica di Cetona, si possono leggere in alcuni blog come www.cetona.blogolandia.it e www.mercanti.cetona.org/4.html

 

 

Cetona nell'anno... dei Maya

                                                                                                                             Lasciandoci alle spalle questo nefasto 2011 per entrare nell'anno che la leggenda Maya definisce catastrofico vi suggeriamo un luogo dove è possibile salvare almeno l'anima...e non solo!

 

 

                                                                                                                                                                                  

Diario cetonese

Leggo su internet che “Un rompicoglioni è un qualunque essere vivente, oggetto inanimato, evento, personaggio mitico, divinità, animale, bambino, uomo, donna, cane, gatto, nonna, vicino di casa, persona o cosa che, per un motivo o per un altro, rompe i coglioni.” Anche io che scrivo questo post sono rassegnato a figurare come un rompicoglioni.

Dunque è da tempo che durante le mie vacanze cetonesi la mattina mi sveglio con i pubblici proclami di quanti coloro sono affetti da diverticolite intestinale. Naturalmente si danno appuntamento al bar per la tragica rappresentazione e non avendo diritti Siae da pagare si sentono liberi di declamare a voce alta qualsiasi aspetto della loro vita privata. Poi piano piano la piazza si anima degli “animalisti”, cani di ogni razza, che portano a spasso il loro padrone. Spesso sono in coppia o singoli, con pedigree nobile o certificato dalla loro bastardaggine. Per bilanciare la presenza di gatti neri o grigi permanenti c’è chi si fa trascinare da un’intera muta di cani. Se scegli l’ora giusta sembra di affacciarti su di un canile. Ma che ci vuoi fare, siamo tutti vittime delle coccole della Hunzicher.  Sono un malato paesaggista cerco quindi la solitudine contemplativa che può offrire il mio paese nativo. Mi piace solcare i vicoli remoti che salgono nella parte alta del paese, dove l’inaccessibilità è garantita pure dagli spazzini. Lo scenario è di una divertente desolazione. Basta accostare vecchi scatti fotografici agli odierni per accorgerti che la natura ha preso il sopravvento. Dicono che da queste parti non vi abita più nessuno ma restano segni di fiori finti e nuove o vecchie carcasse d’auto. Addirittura su antiche porte si inneggia alla rivoluzione con dei tazebao. Se ci fossero stati dei proclami nazisti qualcuno si sarebbe scandalizzato? Cerco di risalire da un vecchio accesso al paese, ma la strada è ostruita da dei contrafforti in legno che sorreggono un muro pericolante. Alcune voci del borgo dicono che la vergogna si è presa il tempo della giustizia. Chissà se tolte le bende si avrà idea di come intervenire. Camminando oltre ti accorgi che c’è qualcuno che ancora falcia l’erba per i conigli. Ti affacci al muro e ti si apre lo sguardo sulla boscaglia diradata. C’è tutto un villaggio deserto nascosto tra gli ippocastani, le acacie e i fichi. Vecchi canili e pollai, tettoie di vario genere astratto, reti e recinzioni arrugginite dal tempo, casotti sgangherati. Dicono che da quando sono state trafugate le pietre dal vecchio lavatoio neanche il “lupo mannaro” si aggira più da queste parti. Risalendo la via hai la sensazione che di li a poco compariranno i “Bravi” di manzoniana memoria. Puoi solo ricordar loro che “Chiunque, senza esser pregato, s’intromette a rifar l’opera altrui, s’espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l’obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci”….

                                                                                                            Massimo Mercanti

18/08/2011

INTERVALLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                             

Cetona: una rievocazione storica di successo

 

Un vero set cinematografico improntato nella piazza del paese per rievocare una Storia cetonese di tutto rispetto. Una coproduzione “intercomunale” che ha messo in risalto il vanto di uno degli aspetti culturali della tradizione di questa terra: l’orgoglio di una antica appartenenza al territorio senese.

Il meritato applauso finale del numeroso pubblico assiepato nella piazza è stato caloroso e sincero al punto che i titoli di coda rappresentati da quell’inchino rivolto al pubblico da parte dei figuranti è sembrato quasi un “signorile” ringraziamento per l’emozione e la soddisfazione provata dai protagonisti e dagli instancabili organizzatori che in questa edizione hanno voluto dare il massimo. Commovente il prologo in apertura con l’omaggio al 150° anniversario dell’unità d’Italia rappresentato simbolicamente dall’incontro di una figura emblematica, come quella di Nello Costantini, con un piccolo rappresentante delle nuove generazioni. Un significativo passaggio di responsabilità da parte di coloro che difesero e conservarono nell’animo quei valori e ideali che hanno reso l’Italia libera e democratica. Poi un tuffo nel passato per ricordare come a volte un destino cruento, un pugno di sale e qualche fiorino possono cambiare la sorte di un piccolo popolo in balia della cupa Sovranità di alcune famiglie Orvietane del tempo. Nel 1418 conquistata dal condottiero perugino Braccio da Montone, Cetona fu ceduta alla Repubblica Senese. E così sulla piazza sono risuonati i colpi di spada inferti dai cavalieri invasori sull’inermi  difensori delle mura cetonesi mettendo di fatto in risalto una “pietas” della Sovranità Cetonese densa di significati verso il rispetto per il sacro e l’adempimento dei riti. Sul rullo dei tamburini una scena corale enfatizzata dallo sventolio delle bandiere delle tre contrade consegna per sempre a Cetona l’immagine della fierezza del leone rampante sulle mura del castello e un ruolo gratificante per il suo futuro.

31/07/2011                                                       Massimo Mercanti

 

 

 

                                                                                                                                                                                  

Un codice da Cetona...

Prendi un paese, come Cetona, con la sua Storia millenaria tramandata ai posteri con i “fatti” e non con le “chiacchere” analizza le motivazioni che hanno prodotto i tratti significativi di quella “Storia” e chiediti nel tempo presente cosa ne resta di quella tradizione, di quelle fondamenta su cui vantare un passato di tutto rispetto.

Ti accorgerai che la “scena” è asincrona con quella reale sebbene ricca di testimonianze o con quella simulata perché piena di contraddizioni. La differenza sta nella consapevolezza e nella motivazione dell’indigeno protagonista. Un tempo si progettavano e si realizzavano opere, auspicando riconoscenza futura, con le quali cimentarsi in una specie di sfida con il proprio orgoglio. Oggi si improvvisano realtà virtuali per dare una risposta al “consenso” in una sorta di pragmatismo il cui orgoglio è determinato da come ti alzi la mattina dal letto, se infili prima la scarpa sinistra o quella destra.  Chi annovererà mai queste persone nei libri se non per ricordare dei riferimenti a periodi bui di una “Storia”. A cosa serve quel “presenzialismo” a tutto campo se non vuoi portare con te quei requisiti qualificanti che ti rendono degno “commensale” nella tavola dei protagonisti eccellenti o in  quella del sotto prodotto nostrano. Quello di cui non si è consapevoli è la classicità del pensiero tramandato nel tempo moderno.

Puoi essere protagonista in un auditorium da 5000 posti ma se non hai un pensiero che incarna lo spirito della propria epoca, da divulgare con le maggiori forme di espressione assumendotene le responsabilità, basteranno alcune pareti mobili per ridurre lo spazio e la comunicazione. Il tutto è sintetizzabile architettonicamente in una teca di acciaio e cristallo trasparente che racchiude “la nuvola” del pensiero. A volte si può anche essere figli fieri di una terra che ha ospitato pittori, disegnatori, scultori, architetti, ingegneri, scenografi, anatomisti, letterati, musicisti, progettisti e inventori, ma per sintetizzare il pensiero qui trascritto basta solo fumare una sigaretta stando affacciati alla finestra di una stanza d’albergo.

23/07/2011                                               Massimo Mercanti

 

 

                                                                                                                                                                             

Ai lati del premio Cetonaverde Poesia 2011

 

Quando ascolti una gentile Signora che con emozione afferma: “Penso che la poesia sia il suono dell’anima e che a Cetona possa trovarsi come di casa”, non puoi che sentirti una persona che vive il proprio contesto con tutte le sue contraddizioni. E quando aggiunge che Cetona “E’… un luogo ideale per la poesia” ti senti disarmato, avvilito per la contraddizione che stai vivendo.

Ti verrebbe voglia di urlare “tutti in piedi…entra la cultura!” Invece sai bene che potrai riempire piccole o grandi piazze del tuo paese con nomi altisonanti, ma loro, quelli della briscola e tresette lì fuori del bar sulla piazza, imperterriti, non distoglieranno mai lo sguardo dalle loro carte da gioco e non si alzeranno da quelle sedie neanche quando  la banda del paese intonerà l’inno nazionale. Al malessere che provi si aggiunge tristezza! E allora puoi raccontare che i riconoscimenti del Premio Cetonaverde Poesia 2011 sono andati per la poesia italiana nel mondo a Corrado Calabrò (un tipo che si dedica alla poesia quando “il quotidiano non basta”) a Milo De Angelis per la raccolta Quell’andarsene nel buio dei cortili (mai analogia più consona potrebbe esser fatta con alcuni luoghi Cetonesi) e al tedesco Michael Krùger per la poesia straniera (che solo la signora Weissenbach che mi siede accanto può apprezzare i versi recitati dall’autore in lingua originale). Può succedere che la poesia nasca a Cetona per i giovani poeti e che il tema sia “autoritratto”. Mi viene da ridere ascoltando la motivazione data al testo poetico del vincitore Simon Ostan Piero che interponendo a lui stesso, l’immagine del padre e quella dei figli dei suoi figli mi rimanda ad alcuni volti giovanili di Cetona, forse fieri della continuità irrinunciabile della poesia, ad urinare davanti ad un portone del Fosso Cupo. Pur venali che siano, non vinceranno mai un premio di diecimila euro. Che dire del mitico Ceronetti che proprio poco prima del suo simpatico intervento, in omaggio alla poesia straniera, si fa accompagnare anche lui ad urinare. Più tardi si giustificherà recitando una poesia che parla di un ultra novantenne che rammaricato di aver scoperto troppo tardi la bellezza delle infermiere di un ospedale, si gira per suonare il campanello e muore. Miglior finale per questa edizione del Premio Cetonaverde Poesia 2011 non poteva esserci e ironia della sorte quelli che “menano vita privata fuori della buona società”, giocando a briscola e tresette al bar, se lo sono perso.

17/07/2011                                            Massimo Mercanti

 

 

                                                                                        Cetona in ... verde poesia...

 

Qualcuno ha detto che sto prendendo una "cantonata" e che dovrei "pensare alle cose serie e non alle cazzate". Pertanto a scanso di equivoci, in qualità di cittadino cetonese e Presidente della Pro Loco di Cetona mi astengo dal giudicare gli effetti di un certo operato che in precedenza ho reputato "disinvolto" e causa di possibili "scempi".

Mi riferisco alla "potatura" e "capitozzatura" delle piante ornamentali di alcuni luoghi pubblici cetonesi. Dichiaro fin da adesso che a mie spese farò eseguire una consulenza sullo stato di salute delle piante che tempo fa, ripetutamente, sono state oggetto dello speciale "trattamento" da parte di esperti potatori. Se non altro per avere la conferma che le “piante vanno potate così” e che in realtà non stanno morendo.

Premetto solo che da queste parti hanno abitato "architetti della natura" che sono stati capaci di tramandare un ambiente incontaminato e da tutti ammirato:

 

E che in tempi moderni coloro che si occupano di “politiche immateriali” e sono sensibili al “bello” godono nel vedere questo aspetto esteriore:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma non è finita. Su questo percorso, una volta erboso, c’erano due alte siepi rigogliose che lo delimitavano. Una ha lasciato il posto al nuovo marciapiede e si sta provvedendo a ripiantarla, l’altra in sinistra è stata divelta per guadagnare spazio. In compenso sono stati piantati venti cipressi che nell’economia del bilancio e dell’ottimizzazione ambientale significa….

 

 

.... QUESTO!!!!!!!

 

                                                                                              (foto provvisoria)

P.S.

Questo una volta era il giardino dell’infanzia (asilo) dove il “bello” della natura era godibile, durante l’età della inconsapevolezza, nella maestosa chioma dei due tigli… 

 

 

11/06/2011                                 Massimo Mercanti

 

 

   

Cetona: fermiamo un possibile scempio.

                                                                                                                                                                                          Esprimendo rammarico provo a ritornare sull’argomento (vedi Dove abita la sensibilità (?) del 15 marzo 2010) che riguarda la drastica potatura (meglio sarebbe dire “scempio”) cui sono sottoposte le varie piante cetonesi.  Quanto succede a Cetona ha dell’incredibile, basta guardarsi in giro per mettersi le mani nei capelli. La maggior parte delle piante d’alto fusto non richiederebbe mai potatura per l’intera vita, se si eccettua qualche periodico intervento di pulizia dal secco. Eppure qua e là è tutto un potare, e sguardi di disprezzo vengono dispensati a chi si azzarda a manifestare sensibilità e rispetto per le piante vittime di drastiche e forse illegittime “capitozzature”.

Percorrendo alcune strade e luoghi di Cetona è facile imbattersi in alberi martoriati, ridotti a “pali della luce” o ad “attaccapanni”. Se non quando, addirittura, per motivi di cattivo gusto di alcuni proprietari, si abbattono querce secolari. Ma quando  “Il cattivo esempio”  è dato dagli Enti pubblici, evidentemente si rispecchia una mentalità abbastanza diffusa, visto che molti apprezzano la cosiddetta “bella tosata” o “pulizia”.

Forse saranno anche legittime le motivazioni che hanno indotto l’Amministrazione Comunale ad effettuare un intervento tanto pesante, tuttavia in molti casi il comune buon senso e il rispetto per la natura fa immediatamente pensare che si può trattare di un grave errore. Nel caso poi dei tigli situati nel giardino della Sala polivalente oltre ad essere inspiegabile non pare corretta soprattutto l’entità dell’intervento. Sono piante ornamentali le cui chiome oltre a non aver rappresentato motivo di pericolo per gli edifici limitrofi, hanno da sempre costituito la bellezza di quel giardino. Chissà fra quanti anni potremo rivedere le rigogliose chiome che caratterizzavano quel luogo.

Una potatura pesante, non rispettosa della forma della pianta è una cattiva potatura, e una cattiva potatura non solo deforma irreparabilmente la forma naturale della pianta, ma genera instabilità dei rami, provoca la penetrazione di funghi patogeni che come tali espongono la pianta al rischio di malattie, soprattutto se i rami tagliati hanno un diametro superiore ai 6-10 cm, come nel nostro caso. In altre parole, una cattiva potatura provoca un danno perenne alla pianta, quando non addirittura la morte. Poiché spesso il danno alla salute della pianta non è immediato, generalmente non viene attribuito alla potatura, per cui si persevera nell’errore, magari con l’errata convinzione di rinforzare la pianta.

Insomma è opinione comune che una potatura o capitozzatura sia un’operazione tutt’altro che banale, che richieda un certo numero di conoscenze scientifiche e tecniche, senza il rispetto delle quali si ottengono danni. Gli agronomi insegnano che non tutti gli alberi e gli arbusti vanno potati alla stessa maniera e che per esempio quelli ad alto fusto andrebbero potati il meno possibile e comunque nel pieno rispetto dell’armonia e della natura della pianta. Gli alberi sono degli esseri viventi, la cui struttura è il frutto di una lunghissima evoluzione, quindi perfetta così com’è. Ritengo pertanto che un’Amministrazione, prima di procedere ad interventi drastici sul verde pubblico, nella più totale disinvoltura, debba valutare attentamente, insieme a dei veri esperti, la validità delle motivazioni atte a giustificarli. Qualche lamentela, più o meno fondata, per il disturbo che le foglie cadute possono dare, non è per esempio un buon motivo per arrecare danno e mettere a rischio un prezioso patrimonio comune. E’ auspicabile non dover più ritornare sull’argomento.

                                                                                Massimo Mercanti

24/04/2011

 

    

Cetona presenta il libro di Mario Pirani “Poteva andare peggio”

                                                                                                                                                                         Qualche tempo fa ho acquistato il libro biografico di Mario Pirani “Poteva andare peggio” (Mondadori, pagg. 440, euro 20) nella libreria della Stazione Termini di Roma dove di solito mi aggiro il giovedì sera confuso tra i viaggiatori di quel porto di terra e alle centinaia di colf di varie nazionalità che lì nelle vicinanze si ritrovano nel loro unico giorno di libertà settimanale. Se avete idea di cosa sia una grande libreria di città dove c’è l’imbarazzo della scelta e le pile di libri che traboccano novità, potrete capire che genere di scelta “nello specifico”, posso aver fatto in quella occasione. Alla persona che mi accompagnava nel mio lento girovagare tra gli scaffali, il nome di Mario Pirani non diceva nulla. Un perfetto sconosciuto nonostante che Pirani fosse un noto editorialista del quotidiano Repubblica. Ma lo stupore di quella mia scelta, di acquistare quel libro rispetto ad altri, di autori noti, stimolò nel mio amico una sottile curiosità tanto da domandarmi se per caso il titolo del libro rappresentasse in qualche modo la sintesi finale del racconto, che stavo facendo al mio interlocutore, sulle vicissitudini della mia vita. Con scherno sorrisi invitandolo a scorgere qualcosa in me che gli facesse intravedere una diversità interessante che non fosse quella di una semplice persona anonima rispetto a un eccellente protagonista e testimone della Storia contemporanea. Forse è questo, tra i tanti, il motivo per il quale la Fondazione Balestrieri di Cetona ha inteso presentare al pubblico cetonese il libro di Mario Pirani. A parlarne, Sabato 23 Aprile alle 17,30 presso la Sala Polivalente del Comune di Cetona, ci saranno, oltre all’autore, Paolo Franchi e Giorgio La Malfa, anche quest’ultimi probabilmente, due perfetti sconosciuti per il mio comune avventore di librerie. Devo dire che la coincidenza dell’iniziativa non mi ha sorpreso, se non altro perché non è motivo di promozione editoriale, ma un particolare omaggio e riconoscenza a un illustre personaggio che con la sua scelta di frequentare Cetona, insieme a tanti altri Vip, ha dato lustro alla comunità. Come dire che spesso i protagonisti della nostra Storia ti passano accanto ed è giusto osservarli da vicino. Soprattutto quando sai che i suoi articoli di giornalista sono stati “miele per le orecchie dei comunisti”. Ricordo che una volta l’ho incontrato nell’edicola del paese e con una certa timorosa “strafottenza” di lettore lo rimproverai (si fa per dire) di quanto fosse prolisso nello scrivere. Qualche tempo dopo un trafiletto del suo giornale dava notizia che al medesimo giornalista era stato dato un “premio” per la “lungaggine” dei suoi articoli… Rimasi esterrefatto. Come quando con rispettosa confidenza lo invitai a voler scrivere di più su quello che pensava delle lotte operaie e di quel che restava del proletariato. Con un sorriso ironico rispose di essere già stato considerato l’ultimo operaista. Ma un raffinato commentatore politico come lui, testimone e protagonista da vicino di quello che può significare stare accanto alle grandi figure come il segretario politico del PCI Longo e a un precursore della modernità italiana come Enrico Mattei, può riservare la conoscenza di pagine dense di vissuto, ricche di notizie storiche inedite soprattutto per chi certi periodi non li ha conosciuti. E per coloro che continuano ad ignorare i protagonisti osservatori del presente, come il pavido amico avventore di librerie.

                                                                              Massimo Mercanti

17/04/2011

 

comunicato stampa 

PREMIO CETONAVERDE POESIA 2011

                                                                                                                                                                                Si svolgerà il 15 e 16 luglio la quarta edizione del Premio Cetonaverde Poesia 2011. Presieduto da Mariella Cerutti Marocco, il Premio ha una giuria composta da alcuni dei più noti critici e scrittori italiani – Guido Ceronetti (Presidente d’onore), Maurizio Cucchi (Presidente), Luigi Ballerini, Arnaldo Colasanti, Giuseppe Conte, Giorgio Ficara, Vivian Lamarque, Antonio Riccardi – ed è ospitato nella storica e suggestiva cornice dell’antico borgo di Cetona. L’autorevolezza del Premio e l’unicità del luogo hanno permesso che il riconoscimento ricevesse l’importante contributo di Intesa Sanpaolo. 

Comitato d’onore: Allegra Agnelli, Tommaso Addario, Fabio Di Meo, Giancarlo Cerutti, Davide Croff, Ferruccio De Bortoli, Gian Arturo Ferrari, Ernesto Ferrero, Federico Forquet, Gianluigi Gabetti, Fiorella Kostoris, Ezio Mauro, Roberto Napoletano, Gianni Riotta, Marcello Sorgi, Rosario Villari.

Cetonaverde Poesia ha come obiettivo la promozione e la valorizzazione dei migliori talenti della poesia contemporanea in un momento in cui la poesia esprime un irrinunciabile valore anche nella sua pratica etico-sociale. Il Premio si articolerà in tre sezioni: il Premio Internazionale alla Carriera proclamerà un poeta di indiscusso valore internazionale, al cui merito andrà un riconoscimento di 10.000 euro. Il Premio Poesia Edita sarà conferito ad un autore italiano con un’opera edita nell’ultimo anno, sempre per un compenso di 10.000 euro. Il Premio Poesia Giovani selezionerà dieci autori, nati dal 1976, che abbiano pubblicato un libro o testi in rivista e antologia (bando consultabile nel sito www.cetonaverdepoesia.it). Nella prima serata, il 15 luglio, i finalisti del Premio Poesia Giovani leggeranno i loro testi. La modalità di coinvolgimento di questa sezione è piuttosto originale. Un tema, un duello in versi, una lotta contro il tempo. Alla fine delle letture infatti, il presidente della giuria assegnerà loro un tema specifico, in base al quale dovranno comporre un testo poetico. Avranno meno di 24 ore per elaborarlo, perché nella serata successiva, durante la cerimonia di premiazione, i giovani poeti daranno lettura dei componimenti realizzati per l’occasione. A seguire, la giuria sceglierà il vincitore al quale verrà assegnato un premio di 2000 euro. La proclamazione del Premio Internazionale alla Carriera e del Premio Poesia Edita avverrà sabato 16 luglio (ore 18.45), presso la Piazzetta della Collegiata nel centro storico di Cetona. Nel corso delle scorse edizioni, il Premio si è distinto per la caratura nazionale e internazionale dei vincitori, tra cui il poeta Mark Strand, Seamus Heaney, Valerio Magrelli, Cesare Viviani.

Ufficio stampa e comunicazioni

Angelo Bucarelli +39348-7069077
Ufficio Stampa Studio: +3906-5815223
Email: mail@angelobucarelli.com

Mary Barbara Tolusso +39340-5699148
Email: marybarbara.tolusso@gmail.com

Segreteria del Premio

Michela Bertone +39335-8226252 


 

 

 

 

Qualcuno ha notizie del postino?

                                                                                                                                                                             Una volta il postino suonava sempre due volte…almeno nei film. Di certo è che nel 1746 il gran Consiglio Cetonese con una votazione di lupini bianchi 9 e 13 neri tolse il posto di postino a chi lo deteneva da cinque anni. C’era infatti la domanda di chi era pronto a prendere l’incarico con i soliti obblighi, pesi ed emolumenti,  ed in più sapeva anche leggere e scrivere. A quel tempo il Consiglio non ebbe dubbi, approvò il nuovo incarico con 16 lupini bianchi e 6 neri.

Poi attraverso i tempi, quel volto familiare con tanto di divisa e borsa di cuoio a tracolla, emblema di un paese ben organizzato, ha percorso i posti più remoti della campagna per comunicare le notizie più impensate. Se per caso volevi sapere il vero nome e cognome del tizio conosciuto con lo pseudonimo o soprannome, a darti l’informazione giusta era lui, il postino. Dopo aver bussato invano alla tua porta, la lettera ti veniva recapitata il giorno dopo dal vicino di casa o magari dal barista insieme a una tazzina di caffè. Insomma a piedi o in bicicletta, con la motocicletta o con l’auto propria, con il sole o con la neve, il recapito della corrispondenza, nel bene o nel male, era una certezza. Nell’anno 2011, scomparsa da tempo la leggendaria figura di “postino”, quel che resta di quell’aspetto umano, trasformato in pony express e in stretta concorrenza con la posta elettronica, nonostante i mezzi più adatti ad attraversare i guadi dei fossi, se colpito da qualsiasi malanno, che non sia un banale raffreddore, il servizio entra in crisi. Anzi cessa immediatamente. A Cetona da quasi un mese non viene recapitata la posta. Il motivo sembra essere dovuto al ricovero ospedaliero del portalettere e i sacchi si sono accumulati chissà dove. Niente più lettere o arrivi di bollette da pagare. Gli innocenti impiegati dell’Ufficio Postale ti garantiscono la spedizione ma non il servizio di consegna in arrivo. Al massimo c’è un volto trafelato che recapita una raccomandata. Epifania delle riorganizzazioni dei servizi con le privatizzazioni che se ne infischiano delle conseguenze. Domanda: chi pagherà tutte queste inefficienze compresi gli eventuali interessi di mora?

                                                                       

                                                                        Massimo Mercanti

13/04/2011

 

 

 

 

                                                                                                                                                                               

Cetona nell’effetto oscuramento alla Bit di Milano

 

Come si voleva dimostrare la chiusura della Apt di Chianciano, con il passaggio di competenze all’ente regionale Toscana Promozione, evidenzierà l’oscuramento della nostra zona nel prossimo appuntamento fieristico della Bit di Milano dal 17 al 20 febbraio.

Infatti dalle cronache locali si registra l’emergere della preoccupazione da parte dei principali operatori di Chianciano dello spazio espositivo di “circa 350 metri quadrati improntato alla promozione del brand Toscana, con grandi immagini e tecnologia”, che ovviamente illustrerà i principali luoghi e aspetti della regione penalizzando realtà termali come quella di Chianciano. Inutile dire che le altre “eccellenze” minori saranno relegate al materiale informativo, che gli enti locali per il tramite delle Provincie dovranno fornire, consegnato a mano agli oltre 150.000 visitatori dalle numerose hostess che magari non conoscono o “non hanno mai visitato” il territorio. Se il modello espositivo che caratterizzerà la Toscana è questo, viene da chiedersi come sarà possibile illustrare luoghi d’arte e di storia come Pienza, Montepulciano, Chiusi, Cetona, Sarteano e S. Casciano se spesso, per individuarli in una patinata cartina stradale, occorre far riferimento in principal luogo a Chianciano Terme. Non sempre gli “avamposti” di un territorio ricco di risorse sono collocati in maniera strategicamente ottimale e il rischio è proprio quello di non calcolarne le spese…

 

                                                                              Massimo Mercanti

01/02/2011

 

                                                                                                                                                                                  

Cetona e il degustibus delle polemiche

 

Un caro zio che molti anni fa lavorava in una fornace di laterizi nel grossetano, mostrandomi la ciminiera che si ergeva altissima sulle abitazioni limitrofe mi disse con fierezza che finché avrebbe emanato il fumo non ci sarebbero state preoccupazioni occupazionali. Mi è tornato in mente questo ricordo personale per il clamore suscitato dal mio recente articolo su questo blog (Commenti da bontemponi del 4 gennaio 2011) riguardante le attrezzature di cantiere installate nel centro storico di Cetona per eseguire dei lavori di restauro o manutenzione di alcuni fabbricati.

L’aver affermato provocatoriamente che poteva sembrare di “tenere in bella mostra solo le grù e una ferraglia di ponteggi” può aver urtato, inevitabilmente, la suscettibilità degli interessati. Non avevo assolutamente l’intenzione di offendere alcuno, tanto meno fare una gratuita polemica sull’utilizzo delle necessarie attrezzature che occorrono per eseguire i lavori. Peraltro nessuno ha messo in discussione quelle misure necessarie di tutela (ponteggi e schermature) per mantenere il cantiere in condizioni ordinate, per svolgere le interazioni con le attività che avvengono sul luogo, all’interno o in prossimità del cantiere. Senza entrare nel merito con quel linguaggio “tecnico” da addetto ai lavori casomai ho sotteso a una attenzione sull’adeguamento delle attrezzature e numero di maestranze necessarie, in funzione dell’evoluzione del cantiere, della durata effettiva da attribuire ai vari tipi o fasi di lavoro. Questo soprattutto in un centro storico come quello di Cetona che non si può permettere tempi lunghi di realizzazione di opere, sebbene necessarie, che impattano con l’ambiente nel suo insieme compromettendo la fruibilità, l’accessibilità e la godibilità paesaggistica del luogo. Questo nell’interesse dei cetonesi abitanti e perché siamo un paese a vocazione turistica dove deludere le aspettative anche per una sola piccola contraddizione è significativa per un precario ritorno d’immagine e non solo. Poi se vogliamo possiamo discutere dell’increscioso fatto che da tempo sacrifica l’accesso a Cetona da Via Sobborgo e che riguarda solo il cedimento di un muro. Le parti in causa potranno accampare le difese o le giustificazioni più legittime. Come del resto è una questione di punti di vista se 536 giorni sono più o meno sufficienti per mettere in sicurezza coperture di fabbricati compreso quello di una antica Chiesa del Duecento sul quale si era già intervenuti non molto tempo fa. Da esteta come sono potrei far osservare la “bruttezza” per quel protrarsi in “bella mostra” di alcune recinzioni arancioni di cantiere sul versante dello “stradone” dove svetta un rudere di torre facente parte della cinta murarie di Cetona, i cui lavori di restauro, compresi quelli dell’ex convento delle monache, sono ancora lontani dall’essere eseguiti. O forse mi potrei chiedere che senso ha allestire “perenni” cantieri per poi osservare con perplessità un risultato inatteso e singolare nei colori degli intonaci su case incastonate nei boschi e vicine ad ex conventi francescani del 1200. Quindi se da un lato è ovvio ricorrere al restauro, agli interventi di manutenzione, di ripristino o alla realizzazione di nuovi manufatti è altrettanto doveroso operare con quella sensibilità richiesta per siti o edifici di valore storico che identificano un luogo. L’adattabilità delle testimonianze storiche alle esigenze dei tempi moderni richiede comunque uno scrupoloso rispetto e riguardo proprio per certificare quella valenza culturale tramandata nel tempo. Senza ricorrere ad eccessi che snaturano o che alterano l’originario aspetto o contesto. Compreso, aldilà dei tanti “degustibus” formalmente corretti, i tempi necessari per l’esecuzione di una tipologia di lavori che nel rispetto di un oggettivo “cronoprogramma” soddisfi le esigenze d’interesse più svariato. Per tutto il resto, le alte ciminiere delle fornaci di una volta o le moderne “grù” svettanti sugli orizzonti panoramici di qualsiasi luogo, hanno sempre significato occupazione, sviluppo e benessere…anche per un paese fragile nella sua bellezza come Cetona.

                                                                              Massimo Mercanti

23/01/2011

 

                                                                                                                                                                                          

150° dell’Unità d’Italia: Cetona riscopre tre figure centrali del Risorgimento

 

Garibaldi, Ricasoli e Jessie White al centro di tre volumi che verranno presentati sabato 15 gennaio in collaborazione con ToscanaLibri

Interpretando il 150° dell’Unità d’Italia come occasione unica per riscoprire il proprio passato non solo nazionale, ma anche locale, il Comune di Cetona avvia, a pochi giorni dall’inizio del 2011, i propri festeggiamenti organizzando, in collaborazione con ToscanaLibri, la presentazione di tre volumi, sabato 15 gennaio alle 17.30 presso la Sala Polivalente in Via Volpini.

I libri, incentrati, su altrettante figure di grandi personaggi protagonisti degli eventi dell’epoca – in diverso modo legati alla storia di Cetona, della Toscana, del Paese – saranno presentati da due degli autori, Luigi Oliveto e

Michele Taddei, e dal Sindaco di Cetona Fabio Di Meo che sottolinea come, essi rappresentino un’occasione importante, in particolare per i più giovani, per ripercorrere le tappe fondamentali di questa pagina del passato nazionale, ma anche di quello locale.

“Qui sostò l’eroe. Garibaldi in terra di Siena” di Luigi Oliveto (edito da Primamedia) in particolare descrive una pagina di storia senese e di Cetona che, durante la fuga di Garibaldi da Roma nel luglio 1849, ospitò il Generale. Il libro ricorda tra l’altro, l’episodio del dono delle donne di Cetona ad Anita che incinta seguiva Garibaldi nella spedizione. Il volume prosegue poi raccontando le altre tappe senesi, dall’accampamento di Sarteano, al brutto quarto d’ora a Colle Valdelsa.  E ancora, l’accoglienza nel 1867 a Siena, l’anticipazione del Palio in suo onore, i servizi fotografici e le dediche, le cronache dell’arresto a Sinalunga nei rapporti della polizia e della stampa dell’epoca. Ma anche le successive testimonianze di un’ “epopea senese” che è giunta ai giorni nostri attraverso tanti monumenti, lapidi e piazze dedicate all’Eroe risorgimentale, come quella di Cetona.  Il lavoro è curato da Luigi Oliveto, quasi un inviato “al seguito”, che racconta anche il clima sociale e politico negli anni pre-unitari e subito dopo l’Unità d’Italia,  e raccoglie anche testi di Sergio Bologni, Giorgio Alberto Doricchi, Giorgio Gengaroli, Doriano Mazzini, oltre ad un ricco repertorio fotografico realizzato da Gianni Vagheggini.

Il secondo volume invece, “Siamo onesti! Bettino Ricasoli, il barone che volle l’unità di’Italia” di Michele Taddei (edito da Mauro Pagliai) è incentrato sulla figura di questo personaggio, che fu centrale nella storia del Risorgimento italiano, ma non solo. Gonfaloniere di Firenze prima, dittatore di Toscana poi, Presidente del Consiglio dell’Italia unita nel 1861 e nel 1866, fu anche fondatore del quotidiano «La Nazione», sperimentatore in agricoltura e “padre” del primo disciplinare del vino Chianti.
In ogni capitolo è raccontato, tramite la sua viva voce, un lato della sua vita. L’ultimo capitolo racconta invece sotto forma di dialogo i rapporti che egli ebbe con altri protagonisti del Risorgimento italiano: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini. Molte sono le sorprese e le curiosità storiche, ma il libro getta nuova luce soprattutto sul Bettino “privato”. Michele Taddei infatti ci fa entrare nel personaggio e scalfire quell’arcigna armatura caratteriale che lo portò a essere ricordato come il Barone di Ferro

Il terzo ed ultimo volume, “Miss Uragano” di Paolo Ciampi (Romano Editore) descrive la figura di Jessie White: l’inglese infermiera, militante, giornalista e corrispondente di guerra, che fu anche figura chiave del Risorgimento. Una “Miss Uragano” che a fianco dei grandi protagonisti del Risorgimento ha contribuito a creare l’Italia e scriverne la storia. Eroina inglese, folgorata dall’amore per l’Italia, Jessie White venerò Mazzini come maestro, si lasciò conquistare da Garibaldi come uomo e come eroe, ebbe come amici personaggi del calibro di Agostino Bertani e Carlo Cattaneo.  Prestò la sua opera come infermiera, come giornalista e corrispondente di guerra per i giornali italiani, americani e inglesi, lasciandoci una monumentale biografia di Garibaldi e i suoi tempi. Di lei Giosuè Carducci diceva: una gran donna a cui, lo scrivo senza enfasi, noi Italiani dobbiamo molto.

La presentazione dei volumi sarà solo il primo di una serie di eventi che il Comune di Cetona sta organizzando per festeggiare la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia.

                                                        (comunicato stampa - Lucia Pagliai)

12/01/2011

                                  

                                                                                                                                           

Cetona sotto effetto Rendering

 

Diciamo come stanno le cose. Quello che a noi ci frega è la resa grafica del Rendering.  Soprattutto quando da persone comuni veniamo chiamate a giudicare un progetto tecnico di qualsiasi specie.

Una volta era il “geometra” di fiducia che “srotolava” i lucidi sul piano del tecnigrafo per illustrare i disegni a tratti variabili d’inchiostro di china che rappresentavano la compiutezza di una idea in bozza, commissionata per vedere sulla carta quello che poteva essere la villetta dei nostri sogni. Riposte nel cassetto matite, squadre, righe e goniometri, questa operazione di presentare la “resa” grafica del progetto, compiuta da un disegnatore per produrre una rappresentazione di qualità di un oggetto o di una architettura (progettata o rilevata) è demandata all’ambito della computer grafica. Questo sofisticato processo di “resa” che genera immagini partendo da una descrizione matematica di una scena tridimensionale interpretata da algoritmi che definiscono il colore di ogni punto dell’immagine. A poco conta sapere che la descrizione è data in un linguaggio o in una struttura dati che deve contenere la geometria, il punto di vista, le informazioni sulle caratteristiche ottiche delle superfici visibili e sull’illuminazione. Quello che ci viene presentato è abbastanza riconoscibilissimo nella sua realtà apparente. E’ un moderno edificio, una sistemazione a verde, una viabilità urbana tra muri di contenimento, un parcheggio seminterrato. Lo vediamo già calato nella realtà dei luoghi, sembra quasi una foto reale un attimo prima della sua inaugurazione. E’ questo quello che molti cittadini cetonesi hanno visto venerdì 7 gennaio 2011 accorsi presso la sala polivalente alla presentazione della Variante al progetto di “Realizzazione di un parcheggio interrato a servizio del centro storico in Cetona” . Doveva essere un parcheggio multipiano nei pressi di Piazza Garibaldi, ma il plastico che lo rappresentò nella zona del “Fosso Cupo” fu smentito da una successiva indagine geologica che determinò l’inadeguatezza del luogo. Fu poi la volta del parcheggio multipiano interrato nella collina dello Stadio dei Tigli. Un’opera eccessivamente complessa più per la realizzazione che per la sua funzionalità. Un approfondimento tecnico costituito da un semplice rapporto tra fattori quali altezza, distanza e pendenza evidenziarono quello che le applicazioni real-time, in una elaborazione completa, non avevano restituito se non in una realtà molto approssimata: il possibile scempio di molti centenari tigli perimetrali l’area in questione. Ma in quel caso fu ancor più determinante, per il  ripensamento, il mancato finanziamento del 2° stralcio funzionale ad opera della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. All’epoca, ispirati comunque dalla presuntuosità del progetto, subito abbandonato o come suol dire “rivisitato”, ci azzardammo a prevedere che la montagna avrebbe partorito il topolino. Fatto sta che questa volta sembra essere definitivo il progetto per un adeguato parcheggio “congruente agli indirizzi formulati con la D.G.C. n°04 del 15.01.2010 avente per oggetto: Realizzazione di un  parcheggio  a servizio del centro storico di Cetona” finanziato, secondo la corposa delibera di G.C. N. 171 DEL 19.11.2010 che per 15 volte rimanda a “visto…” e 44 volte a “vista…”,  per € 2’000’000,00 con contributo Fondazione MPS, per € 352’000,00 con mutuo Cassa DD.PP. e  per € 648’000,00 con Fondo Cofinanziamento PASL anno 2009. Ma tornando al Rendering, cioè alle tavole grafiche illustrate dal rappresentante lo studio di progettazione, le stesse al solito hanno restituito una realtà virtuale che in generale ha lasciato perplessi gli interlocutori che conoscono la realtà dei luoghi. Immaginare la loro alterazione con modifica delle abitudini non è cosa semplice da afferrare al volo. Come il caso dell’accesso principale al nuovo parcheggio che, fermo restando l’attuale da via Campo della Fiera, sarà dall’inizio di via Risorgimento pertanto sarà necessaria un’adeguata indicazione con cartellonistica stradale. In pratica tutto il parcheggio non è altro che un ampliamento dell’esistente con una riqualificazione a terrazzamento delle pendici della collina costituite da opere in cemento armato ben mimetizzate da rivestimenti in pietra naturale e acciaio corten. Un parcheggio seminterrato che assomiglia tanto al “topolino” paventato. Probabilmente a farne le spese, in senso di area sacrificata e salubrità, sarà quella dell’attuale scuola materna. Ma per 94 posti auto che di certo non risolveranno il problema parcheggio a Cetona, qualche algoritmo in più da inserire nella “resa” grafica del progetto non avrebbe di certo cambiato le cose. Questo parcheggio “sa da fare…” e non se ne discuta più.

                                                                          Massimo Mercanti

 

08/01/2011

 

                                                                                                                                                                          Commenti da buontemponi...

Qualcuno ha detto che “gli Arabi lasciano andare in sfacelo i loro monumenti per non toccarli; e solo quando sono caduti e la volontà d’Allah si è compiuta, ne costruiscono degli altri al loro posto”.

Fortunatamente tale principio non è nella cultura occidentale dove prevale il senso del “restauro”  inteso come riparazione, sostituzione di alcuni elementi, di completamento o di rinnovamento. In pratica c’è una valenza di portata tecnica e di importanza artistica e storica soprattutto quando si tratta di edifici sacri o monumenti storici di interesse pubblico e privato. Negli ultimi tempi a Cetona sono in atto interventi che riguardano antiche Pievi e vecchi fabbricati la cui origine e funzione, nonché il loro resistere al tempo, è senza dubbio l’attestato e requisito fondamentale di una identità storico-sociale. Tuttavia il rischio è che “ogni eccesso nel restauro diventa una falsificazione del documento”. Se ciò può essere latente che avvenga in una chiesa come quella della Collegiata, e ben presto in quella della S.S.ma Annunziata, molto probabilmente il restauro di “ricomposizione” o di “innovazione” del fabbricato posto in fondo a Piazza Garibaldi renderà contraddittorie e fuori luogo quelle tracce di scritte religiose incise nella pietra sugli architravi delle finestre. Se non altro il rischio è quello di una contraffazione dell’autenticità e della natura stessa del monumento. Pur sacrificando in qualcosa il nostro egoismo d’esteti viene da chiedersi se la situazione cantieristica diffusa nel centro storico cetonese non favorisca più uno studio metodico, affrontando i diversi problemi con la dovuta calma e con tempi che garantiscono la dovuta scientificità. Stante gli effetti sembrerebbe più l’apertura di una “fabbrica” per tenere in bella mostra solo le grù e una ferraglia di ponteggi mentre incombono premi di poesia e tanti avvii di stagione. E allora sperando in un breve sgombero degli “eccessi strumentali” non possiamo che domandarci chi ha avuto la brillante idea di avvolgere con fili luminosi la statua della Madonna della Rocca. La stravagante idea può rimandare a una vecchia leggenda cetonese che racconta di un punto sulla roccia della Rocca dove si schiantò un fulmine in un terribile temporale. “In quel punto fu trovata dagli sbigottiti paesani una statua lignea della Madonna” oggi ben custodita e visibile nella Chiesa di San Michele. Sarebbe il caso che altrettante “brillanti” idee illuminassero i buontemponi cetonesi nel salvaguardare quella statua che qualcuno ha pure mozzato una mano. Basterebbe qualche volta una scala in legno per salire a recidere le erbacce e magari una buona pulizia alla statua come si conviene in un restauro “conservativo”. Ma questo, in un paese dove sembra smarrito il senso e rispetto per le tante forme, figuriamoci se arriva un’idea “de la Madonna…”

                                                                                             Massimo Mercanti

04/01/2011

                                                                                                                                                                               

Cetona 2011: un'istante prima e un attimo dopo

Ultime considerazioni in un fine anno che rappresenta la compiutezza del primo decennio nel millennio 2000.  Cetona si è preparata a festeggiarlo in sordina senza una novità che avrebbe potuto essere di buon auspicio.

I soliti incontri sulla piazza con gli amici e conoscenti di sempre mentre nelle case gruppi di persone “forestiere” apprezzano le stanze del “buen retiro”, i divani dei piccoli salotti dove una volta la sinistra cosiddetta radical chic si dava appuntamento lontano dai teatrini della politica e i sommovimenti culturali. Fuori sul ponte che affaccia nella notte buia, con l’amico Angelo abbiamo osservato l’interno della nave, oltre le vetrate che rappresentano gli oblò frapposti tra noi e una riflessione intima e interessata al futuro.   Nel brindisi della mezzanotte ci siamo portati dietro tutto quello che non è stato possibile gettare dalla finestra. Invano i botti e i fuochi d’artificio hanno tentato  di esorcizzare i problemi fin qui sopportati in questi dieci anni di annunciate speranze. Il percolato di una società allo sbando raffigurato nel panorama sconfortante dei rifiuti e le “immondizie” che coprono le tante vie di città lontane ma vicine alla nostra comune preoccupazione. Molti sorrisi e strette di mano di circostanza accompagnano questo nuovo anno che si preannuncia come ulteriore inno all’ipocrisia che rimanda di volta in volta quell’esame di coscienza collettiva auspicabile anche in un piccolo paese come quello di Cetona. Sono questi i luoghi dove è possibile osservare quello che approda sull’arenile durante il mare in tempesta. E il salotto della piazza di Cetona ha offerto metaforicamente il falò dove per un momento ci si è potuti scaldare prima che il botto di un petardo abbia segnato l’inizio della corsa per un altro decennio di inutili speranze e false verità.

                                                                        Massimo Mercanti

01/01/2011

  Archivio articoli anno 2010 e 2009