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IL CONVENTO DI SAN
FRANCESCO- Fondato secondo la
tradizione da Francesco d’Assisi, il convento ha subito nei secoli
ampliamenti e rimaneggiamenti. Il Waddingo, antico storico, nei suoi
annali riporta “Seraphicus Pater venit Scytonium non longe a Clusio
anno 1212”, attribuendo la fondazione del Convento in detto anno ad
opera dello stesso San Francesco che lo lasciò in cura al fedele Beato
Egidio. Sorsero dapprima semplici ripari di frasche, poi i
cetonesi vollero “che avessero più degno luogo dove
riposare” e fu edificata una Chiesetta ed un conventino d’otto
celle. . Non sappiamo se questa cronaca sia autentica, ma un fondo
di verità vi è senz’altro, essendo realmente documentata nelle fonti
francescane la presenza di San Francesco nei pressi di Sartiano e
trovandosi, fra i primi frati francescani, un “Guidus Scytonesis”
(si trattava probabilmente del Beato Guido Lucaroni da Cetona, discepolo
del Beato Egidio). Il portale d’accesso al convento è cinquecentesco
e sull’architrave reca l’iscrizione “DOM. PORTA A GETTUMULU PER
FRANCISCE DIENOMEDES – VISITA 1505”. Dal portale s’accede ad un
chiostro lastricato, al cui centro è una vasta cisterna sotterranea per la raccolta
dell’acqua piovana. |
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IL ROMITORIO DI BELVERDE-Il Romitorio di Belverde, sorge ai piedi di un’imponente rupe in travertino, sommerso da piante di leccio e cipressi centenari. La parte più antica del complesso è costituita dalle tre chiese sovrapposte, la cui fondazione risale probabilmente intorno all’anno 1000. Caratterizzate da una sola navata, da volte a botte ed archi a tutto tondo, le chiese erano forse legate ad una comunità di cavatori di pietra e scalpellini che si trovava nei pressi. I capitelli del portico della chiesa inferiore recano scolpiti nel basso rilievo alcuni arnesi tipici di questi mestieri, quali picconi, incudini e martelli. Nel 1367, con il diploma di Enrico IV, Cetona e molti territori vennero concessi in favore di Guglielmo di Beaufort e, forse per salvare il patrimoni locale, la famiglia orvietana dei Montemarte fece donazioni alla Chiesa di Belverde. Un membro di questa famiglia, tale Niccolò, viene comunemente indicato come il fondatore del convento che in quell’anno sorse accanto alle Chiese. Nel 1375 il possesso di Cetona e delle sue terre ritornò nelle mani della famiglia Montemarte con Ugolino, conte di Corbara ed alcuni anni più tardi, Francesco Montemarte commissionò gli affreschi delle Chiese ad artisti di scuola orvietana che li eseguirono tra il 1390 ed il 1391. Fra i maestri che ornarono le pareti e le volte delle Chiese di Belverde, sono riconoscibili Cola Petruccioli nell’Oratorio Inferiore e Piero di Puccio ed Andrea di Giovanni in quelli delle Chiese Superiori. Questi tre pittori furono validissimi discepoli e collaboratori di Ugolino di Prete Ilario nell’esecuzione degli affreschi nella Cappella del Corporale nel duomo di Orvieto. Oltre ad essi è individuabile la mano d’un altro pittore di scuola orvietana, rimasto anonimo e conosciuto come il “Quarto Maestro di Belverde”. L’oratorio inferiore, dedicato alla Beata Vergine Maria, appare quasi interamente affrescato da Cola Petruccioli di Petrucciolo che raffigurò sulle pareti molteplici soggetti legati alla Vergine, intercalandoli con altre scene. Salendo nella Chiesa Superiore dedicata al Salvatore, si trova un tema organico di affreschi raffiguranti la vita del Cristo con scene racchiuse in due registri. Gli autori che operarono in questo oratorio furono Piero di Puccio, Andrea di Giovanni e il “Quarto Maestro di Belverde”. Pure ad Andra di Giovanni sono attribuite le sei scene della Vita della Maddalena sulla volta dell’attiguo Oratorio di Santa Maria Maddalena. Alle pareti è inoltre conservata un pregevole Via Crucis composta da quattordici formelle di scuola senese eseguite nella prima metà del 1700 e derivate da modelli di stampe settecentesche provenienti dal Nord Europa. (Fonte: "Cetona, un viaggio nel tempo", di Massimo Cinelli e Franco Cicerchia. In vendita presso l'ufficio turistico) |
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